“Nessuno scrive al colonnello”

Ci sono cose, sogni, sensazioni, per cui vale la pena mettersi in gioco. Per cui mettere da parte il certo per l’incerto, per cui osare.

Nessuno ci starà vicino, tanto meno ci capirà. Nonostante ciò, qualcosa dentro noi ci dice che dobbiamo osare…

[…]
“Rispondimi!”
Il colonnello non riuscì a capire se aveva sentito quella parola prima o dopo il sonno. Stava albeggiando. La finestra si stagliava nel chiarore verde della domenica. Pensò che forse aveva un po’ di febbre. Gli bruciavano gli occhi e dovette compiere un grande sforzo per riacquistare la lucidità.
“Che possiamo fare se non si può vendere niente”, ripeté la donna
“Per allora sarà già il venti gennaio”, disse il colonnello, perfettamente cosciente.
“Il venti per cento lo pagano lo stesso pomeriggio.”
“Se il gallo vince,” disse la donna. “Ma se perde. Non hai pensato che il gallo può perdere.”
“E’ un gallo che non può perdere”.
“Ma supponi che perda”.
“Mancano ancora quarantacinque giorni prima di ricominciare a pensarci,” disse il colonnello.
La donna si disperò.
“E nel frattempo cosa mangiamo,” chiese e afferrò il colonnello per il collo della maglia. Lo scosse energicamente.
“Dimmi cosa mangiamo”.
Il colonnello ebbe bisogno di settantacinque anni – i settantacinque anni della sua vita, minuto per minuto – per giungere a quel momento. Si sentì puro, esplicito, invincibile, nell’istante in cui rispose:
“Merda”.

Tratto dallo splendido “Nessuno scrive al colonnello” di Gabriel Garcia Marquez

Autore dell'articolo: Mr.Tambourine

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