Android: e se l’innovazione passasse per il software?

Di questi giorni la notizia del prossimo rilascio di Android 2.2, nome in codice Froyo.

Sei disposto a pagare?
Sei disposto a pagare?

Con l’annuncio della nuova versione sono iniziati i rumors su quali saranno i terminali aggiornati all’ultima versione dell’Androide cellulare.
Aggiornamenti che per i “vecchi” terminali paiono sempre più difficile. E’ usuale ormai assicurare aggiornamenti di questo tipo solo a terminali in uscita o nelle migliori delle ipotesi a terminali usciti da poco.

Da possessore di un HTC Magic Vodafone “with Google” ne so qualcosa, ricevendo un solo aggiornamento (Android 1.6) da quand’è che posseggo questo ottimo terminale. Di possibili update ad una versione 2.1 (attualmente la più aggiornata) non si hanno notizie certe, per non parlare del fratello gemello del mio Magic a marchio Tim fermo all’ormai arcaico Cupcake (1.5).
Per altri terminali la situazione non è migliore , se non fatta di continue promesse e rinvii di aggiornamenti.

Se è vero che per i più smanettoni, aggiornare il proprio Androide, non risulta essere un grosso problema, la “questione” degli aggiornamenti è alquanto fastidiosa per un utente medio che non ha alcun interesse a smanettare con il telefono per avere una versione aggiornata di Android.
La soluzione “più facile” ma economicamente meno conveniente è quella di acquistare un nuovo terminale ad ogni uscita di Android. Soluzione a mio avviso poco praticabile;)

Allora che fare? Fare pagare gli aggiornamenti Firmware!

Il mercato della telefonia di questi ultimi anni ha concentrato gli sforzi di ricerca e sviluppo nel proporre nuove e varie soluzioni hardware per “costringere” gli utenti ad acquistare nuovi terminali. Rilegando il software a semplice “collante” di tutto questo hardware che, a causa di rilasci sempre più vicini, ha portato a discutibili soluzioni estetiche e funzionali.
In controtendenza a questa “moda” c’è stata la politica di Apple, che ha rilasciato 3 soli terminali iPhone riuscendo ad acquistare in pochissimo tempo significative quote di mercato diventandone, di fatto, leader indiscusso.

La soluzione, a mio avviso, è quella di rilasciare meno terminali e più firmware. Progettare terminali che abbiano un ciclo di vita più lungo ed essere venduti per più tempo, delegando al software la loro evoluzione tecnologica.
Innovazione tecnologica che diventerebbe sinonimo di migliore esperienza d’uso del terminale.

Questo comporterebbe per i produttori una più attenta gestione dei costi di ricerca (che a mio avviso potrebbero essere ridotti) e un maggiore investimento nell’area software. Garantendo un costante e continuo rilascio di aggiornamenti firmware (anche a pagamento) per i terminali.
In questo modo si assicurerebbero la vendita per più mesi/anni dello stesso terminale ammortizzando meglio i costi di ricerca e sviluppo dello stesso.

Per gli utenti, l’acquisto di un nuovo terminale verrebbe accompagnata dalla consapevolezza che questo “migliorerà” con il tempo e rimarrà sempre un telefono funzionale e aggiornato.

Voi cosa ne pensate?

Autore dell'articolo: Mr.Tambourine

1 thought on “Android: e se l’innovazione passasse per il software?

    mrehqe

    (23 aprile 2010 - 11:27)

    questo è il modo di ragionare di un ingegnere. Chi fa marketing non considera la soluzione più efficiente sotto il profilo tecnico, ma la soluzione più efficiente sotto il profilo remunerativo. La gente che compra terminali di fascia alta, in realtà non ha bisogno di efficienza o buon rapporto qualità prezzo. Ha bisogno di affermare uno status. Chi compra un suv, non ha bisogno di portare 7 persone o di fare fuoristrada. Ha bisogno di affermare il proprio status rispetto agli altri, sentirsi sicuro, proiettare la propria immagine.

Rispondi