Opinioni di un Clown…

La realtà che io ho per voi è nella forma che voi mi date!

Caro Amico,
non ci conosciamo, è la prima volta che ti scrivo. Abbiamo due modi totalmente diversi di vedere la politica, i valori, la famiglia, la religione, il mondo in generale.
Non sono così stupido da credere che il mio modo di vedere le cose sia migliore del tuo, mettiamola così: sogniamo due società diverse. Ma, purtroppo o per fortuna, il mondo è uno e su quello dobbiamo lavorare insieme al fine di renderlo un posto migliore per tutti.

Ti scrivo per chiederti uno scatto d’orgoglio che vada oltre l’odio verso ciò che “non ti appartiene”. Una presa di posizione che faccia capire a chi ti rappresenta in parlamento che l’avergli dato il tuo voto, la tua fiducia, non vuol dire che “loro” possano fare quello che gli pare. Calpestando le regole e giustificando la loro leggerezza con scuse o ricostruzioni che, a mio avviso, offendono la dignità di ogni persona capace di “intendere e di volere”.

Oggi (10/03/2009) guardavo il TG1 e ascoltavo la “ricostruzione” sui fatti dell’ormai famoso panino di Milioni. Ho provato vergogna per te, che a questo governo hai concesso la tua fiducia, ma anche per me che in questo paese ci sono nato e voglio continuare a viverci senza dovermi vergognare di essere Italiano.

Trovo offensivo il modo in cui è stata presentata la notizia, non certo la ricostruzione fatta dal PDL. E’ leggittimo che il PDL dia una spiegazione (per me poco credibile) dell’accaduto ai propri elettori, quello che trovo invece un atteggiamento da regime è l’averci costruito sopra una “notizia”, un servizio accuratamente montato con la ricostruzione minuto per minuto di quanto successo durante la consegna delle liste. Nel servizio si fanno delle accuse dirette ai rappresentanti del Partito Radicale che avrebbero impedito fisicamente la presentazione delle liste al sig. Milioni. Nessun rappresentante dei Radicali è stato interpellato per sentire “l’altra” versione dei fatti. Per poter permettere ai telespettatore di farsi un’idea sull’accaduto. Tutto è stato presentato in maniera “matematica” minuto per minuto ci hanno spiegato la “loro verità”, nessun contraddittorio.

Ho assistito ad un servizio confezionato ad hoc dalla televisione pubblica, per permettere al PDL di giustificare l’incapacità di presentare le liste in tempo. Senza neanche permettere alla controparte (Radicali) di esporre la loro versione dei fatti. Si fanno delle accuse chiare e dirette, senza sentire la parte “accusata”.
Questa non è democrazia! Questa non è pluralità ne libertà d’informazione.
Questo è offendere l’intelligenza di chi sta davanti al televisore, indipendentemente dal “credo” politico di chi guarda!

Quindi ti chiedo per una volta di non pensare che ci siete “voi” (la maggioranza) e il resto che è “comunista e straniero”. Giudici e gente dei centri sociali che pensa solo a tramare per rendere l’italia un paese Bolscevico.
Ti ricordo che la libertà di tutti è garantita da quella carta costituzione e quelle leggi (che i giudici si limitano solo ad applicare) che l’attuale governo maltratta e offende ogni giorno.
Costituzione che all’articolo 3 recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali

Ti invito a riflettere sui reali significati di parole quali “Libertà e “Democrazia”. Parole che oggi, con un di sottile lavoro di persuasione che punta a toccare le paure e gli istinti della gente, sono state messe al servizio di pochi. Con la scusa di difendervi dagli stranieri, dai comunisti, dai radicali i “pochi” si permettono di cambiare le regole durante la partita. Senza avere l’onesta intellettuale di riconoscere colpe (leggerezze) oggettive. Liquidando il tutto con scuse e spiegazioni che offendono prima ancora di rendersi ridicole!

Non ti chiedo di non votare PDL (anche se sarebbe una cosa buona;) più semplicemente ti chiedo di non aderire alla pseudo-manifestazione indetta dal PDL per giorno 20 e far capire alla “tua” classe dirigente che ti aspetti da loro un maggiore rigore e rispetto delle regole e non dilettanti che fanno saltare campagne elettorali per un panino.

So che continueremo a vedere il mondo e la politica in maniera diversa, ma spero che tutti e due non smetteremo di lottare (anche insieme) per fare del nostro paese un posto migliore.

Un innocuo uomo di sinistra che non mina affatto la tua Libertà!;)

Attilio G. Minacori

di Norberto Bobbio

IO NON sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità significa per me, semplicemente, avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell’uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità, all’immensità dell’universo. L’unica cosa di cui sono sicuro, sempre stando nei limiti della mia ragione - perché non lo ripeterò mai abbastanza: non sono un uomo di fede, avere la fede è qualcosa che appartiene a un mondo che non è il mio - è semmai che io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all’uomo di ragione che all’ uomo di fede. Con la differenza che l’uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall’alto, e di cui non riesco a convincermi. Resta però fondamenale questo profondo senso del mistero, che ci circonda, e che è ciò che io chiamo senso di religiosità. La mia è una religiosità del dubbio, anziché delle risposte certe. Io accetto solo ciò che è nei limiti della stretta ragione, e sono limiti davvero angusti: la mia ragione si ferma dopo pochi passi mentre, volendo percorrere la strada che penetra nel mistero, la strada non ha fine. Più noi sappiamo, più sappiamo di non sapere. Qualsiasi scienziato ti dirà che più sa e più scopre di non sapere. Credevano di sapere di più gli antichi, che non sapevano niente al confronto di quello che sappiamo noi. Abbiamo allargato enormemente lo spazio della nostra conoscenza, ma più lo allarghiamo più ci rendiamo conto che questo spazio è grande. Cos’ è il cosmo? Cosa sappiamo del cosmo? Come e perché il passaggio dal nulla all’essere? È una domanda tradizionale, ma io non ho la risposta: perché l’essere e non piuttosto il nulla? Io non mi sono mai nascosto di non avere una risposta, e non so chi sappia darla a questa domanda ultima, se non per fede. Secondo Severino l’essere è infinito, l’ essere c’è. Ma non è che così siamo in grado di capire cosa c’era prima. È impossibile. E di fronte alle domande cui è impossibile dare una risposta - perché di questo sono certo: non posso dare una riposta, benché appartenga ad una umanità che ha realizzato progressi enormi - mi sento un piccolo granello di sabbia in questo universo. E negare che la domanda abbia senso, come potrebbe fare una certa filosofia analitica, mi pare un gioco di parole. Probabilmente dipende dalla mia incapacità di andare al di là. Ma quando sento di essere arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alle domande ultime, la mia intelligenza è umiliata. Umiliata. E io accetto questa umiliazione. La accetto. E non cerco di sfuggire a questa umiliazione con la fede, attraverso strade che non riesco a percorrere. Resto uomo della mia ragione limitata - e umiliata. So di non sapere. Questo io chiamo “la mia religiosità”. Non so se è giusto, ma in fondo coincide con quello che pensano le persone religiose di fronte al mistero. Certo, probabilmente non si riesce a resistere a questo dubitare continuo, a questo continuo non sapere, e allora ci si affida alle credenze, come quella nella immortalità dell’anima. Io però, il fondo religioso della mia persona continuo a intenderlo come questo non sapere. Ed è un fondo religioso che mi assilla, mi agita, mi tormenta. Un giorno al cardinal Martini ho detto: per me la differenza non è tra il credente e il non credente (cosa vuol dire poi credere? In che cosa?), ma tra chi prende sul serio questi problemi e chi non li prende sul serio: c’è il credente che si accontenta di risposte facili (e anche il non credente, sia chiaro, che delle risposte facili si accontenta!). Qualcuno dice: “sono ateo”, ma io non sono sicuro di sapere cosa significa. Penso che la vera differenza sia tra chi, per dare un senso alla propria vita, si pone con serietà e impegno queste domande, e cerca la risposta, anche se non la trova, e colui cui non importa nulla, a cui basta ripetere ciò che gli è stato detto fin da bambino. La risposta della fede è consolatoria. Ma le religioni non hanno solo una funzione consolatoria. Hanno anche la funzione di “rivelare” verità su problemi cui il comune sapere non arriva: la creazione, l’immortalità dell’anima. Risposte consolatorie, ma non solo: risposte a domande che ciascuno si pone sulla soglia della morte. Io la mia risposta l’ho data, con le poche “convinzioni” che ho. Perché le mie sono le “convinzioni” di un uomo che costantemente passa dal dubbio alla verità e di nuovo al dubbio. Io non credo. Arrivato ad un’ età in cui si sente che la fine è vicina, se devo ascoltare me stesso, e dare una risposta personale, l’unico desiderio che ho, l’unico bisogno, non è certo quello dell’immortalità, è quello di morire in santa pace: il riposo eterno è ciò in cui spero. Non voglio risvegliarmi. Ma anche questo, in fondo, coincide profondamente con la religione: “requiem aeternam dona eis Domine!”, sta scritto sul fronte di ogni cimitero. Anch’ io sono cresciuto, come quasi tutti in questo paese, in una famiglia cattolica, e ho avuto una formazione cattolica. Preghiere, preghiere, preghiere… Le ho talmente ripetute (sia in latino, come si usava una volta, sia in italiano) che le ho quasi dimenticate. Ho fatto la prima comunione, e anche un matrimonio religioso (anche mia moglie però non è credente). E alla domanda su quando e perché ho perduto la fede non è facile rispondere. Forse verso i vent’anni. Certo, lo studio della filosofia, anche. Tutte queste domande sui problemi di metafisica, diciamo così, e il rendersi conto che le risposte della fede implicavano credenze difficili da accettare. La credenza nei miracoli, ad esempio, per un razionalista è la cosa più assurda. Altrettanto è il dover credere in ciò che a ogni essere di ragione appare come mito, cominciando dal peccato originale. Sul peccato originale condivido quello che in vari articoli ha scritto un mio amico cattolico, il professor Luigi Lombardi Vallauri (che anche per questa ragione è stato cacciato dall’ Università cattolica dove insegnava), che pone domande molto semplici, terra-terra se vuoi, ma a cui non c’è risposta: una colpa originaria collettiva non è accettabile, la colpa è personale, non può essere trasmessa da una generazione all’altra, non c’è niente di più primitivo. La colpa collettiva è addirittura una concezione tribale. Credere all’Antico Testamento è difficile. Credere al Dio di Abramo che si rivela chiedendo un sacrificio così crudele. E qui mi fermo. Ma resta il mistero dell’universo. Del resto, forse hanno contato di più nella mia formazione fattori più banali. Con e dopo l’adolescenza, si entra nel mondo, con tutti i desideri che assalgono un ragazzo, tanto forti da far accantonare a poco a poco le pratiche religiose. Per tanti anni sei andato a confessarti e a un certo punto non ti confessi più. Entri in conflitto con la morale del confessionale. Magari con l’idea che poi ci tornerai… Tra i problemi metafisici mi sono posto presto quello dell’immortalità dell’anima: possibile che siamo eterni? Cosa significa? La vita e la morte sono indissolubilmente connessi, la vita riceve un senso dalla morte e la morte dalla vita. La morte, se ci fosse davvero un’altra vita, non sarebbe la morte. Pensiamoci bene: perché la morte è la morte? Perché è la morte! Bisogna prendere sul serio la morte. Ho cominciato a prendere sul serio la morte vedendo morire dei giovani amici, senza illudermi delle promesse della religione che fossero ancora vivi. Qualche volta, pensando alla morte di una persona particolarmente cara - mio padre, ad esempio - so che quella persona che ho amato ora non c’è più. E che ci sia qualche cosa di lui in un altro luogo - che non so dove sia - a me non importa assolutamente nulla. La persona che ho amato era quel particolare modo di sorridere, di farci giocare, di raggiungerci in campagna alla fine della settimana quando eravamo in vacanza, la nostra attesa sul cancello della casa per aspettarlo e poi salutarlo festosamente: questo so per certo che non c’è più. Ho continuato a riflettere sui grandi temi dell’esistenza e nessuna delle risposte della religione mi ha mai convinto. Però, nello stesso tempo, neppure io sono riuscito a dare delle risposte. E dunque, di nuovo, dico che ho un senso religioso della vita proprio per questa consapevolezza di un mistero che è impenetrabile. Impenetrabile!

Non vivere su questa terra
come un estraneo
o come un turista della natura:
Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre;
Credi al grano, alla terra, all’uomo.
Ama le nuvole, le macchine, i libri
ma prima di tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza
del ramo che secca,
dell’astro che si spegne,
dell’animale ferito che rantola
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell’uomo.
Ti dian gioia
tutti i beni della terra.
L’ombra e la luce ti dian gioia,
le quattro stagioni ti dian gioia
ma soprattutto, a piene mani
ti dia gioia l’uomo.